(prima parte)

(seconda parte)

Una volta che hai imparato ad amarlo, Vincenzo Malinconico, non riesci più ad abbandonarlo. E’ il fortunato personaggio creato dalla penna di Diego De Silva, che alla libreria Ubik di Monterotondo ha presentato il suo ultimo libro “Sono contrario alle emozioni” che vede protagonista proprio Malinconico. Un avvocato napoletano quarantenne un po’ “sfigato”, ma molto acuto nelle sue riflessioni.  Divenuto ormai icona del precariato.  Amato nella realtà da migliaia di lettori di De Silva. In suo nome sono nati numerosi fans club creati da lettrici e da colleghi, che in lui si identificano riconoscendo le difficoltà e la precarietà della loro professione.  Malinconico l’avevamo conosciuto nel primo libro della trilogia che lo riguarda ovvero “Non avevo capito niente” che, con oltre 150 mila copie vendute e finalista del Premio Strega, ha decretato il successo dell’autore napoletano giornalista e scrittore con un trascorso da avvocato. Ma De Silva ci parla di Malinconico anche nel suo secondo libro “Mia suocera beve”, mentre nel suo ultimo “Sono contrario alle emozioni” ci mostra un Malinconico nelle vesti di paziente sul lettino dello psicanalista. Una condizione che non accetta e che contesterà fortemente al punto tale da esasperare lo stesso psicanalista. Si sofferma ad analizzare ogni cosa Malinconico, persino le canzoni della Carrà, in un retaggio culturale e musicale che apre delle digressioni sulla musica degli anni 70. “Mi è venuto anche un po’ per gioco – dice De Silva – di rivalutare questo tipo di canzonetta, rispetto alla canzone d’autore con la quale io sono cresciuto”. Ed è un vortice di riflessioni, di considerazioni anche amare sulla vita e sull’amore questo libro, che contemporaneamente riesce a strapparti molti sorrisi. La sua goffa comicità che mostra nelle sue insicurezze, nei suoi esilaranti monologhi. Vive la lacerazione di storie d’amore finite, Malinconico. Non ha ancora superato l’abbandono, nonostante rimanga lui stesso meravigliato delle conquiste che riesce a fare. Donne inarrivabili come Alessandra Persiani, l’avvocatessa del foro di Napoli corteggiatissima da tutti che si innamora di lui. Ma c’è qualcosa che continua a turbarlo e si crogiola nel paradosso che lo vede continuare ad amare chi lo ha abbandonato. Una contraddizione che si legge anche nel rapporto con Napoli, una città che ti spinge ad abbandonarla e a trasferirti altrove ma con dolore e con il desiderio di tornare. “Le cose che veramente più ami – spiega De Silva – sono quelle che hai perso. Lo scrittore Aldo Busi disse una cosa che mi colpì molto: “Una storia d’amore non è mai bella, una storia d’amore è stata bella”. Che è una cosa tremenda, ma se ci pensate è vera. Forse anche per una forma di mistificazione con se stessi, ma è nella lacerazione, nel rimorso, nella distanza che rivaluti una serie di cose. Magari sono sopravvalutazioni, però l’abbandono è sicuramente una forma di amore. Abbandonare e sentirsi abbandonati, allontanarsi, lasciare lì dove non puoi più tornare delle cose che erano tue, è un rapporto d’amore che continua”.

di Morena Izzo

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