Dottor Flavio Cannistrà, psicologo.

Dottor Cannistrà, come si manifestano gli attacchi di panico e quali sono i segnali per riconoscerli?

Gli attacchi di panico sono uno dei disturbi psicologici più diffusi. Rientrano all’interno dei disturbi d’ansia, poiché molti dei sintomi sono appunto di natura ansiosa: il cuore che galoppa, mani e fronte che non smettono di sudare, vertigini, tremori, fitte allo stomaco. Questo è anche il motivo per cui chi soffre di attacchi di panico la maggior parte delle volte si rivolge al medico: tutto farebbe pensare a un infarto o a qualche terribile malattia fisica. E invece no. Nonostante gli ansiolitici (gli psicofarmaci per l’ansia) siano tra i farmaci più venduti in farmacia e nelle erboristerie, il problema è principalmente di ordine psicologico. Tanto che a tutti i sintomi di cui sopra si associa quasi sempre un’intensa paura di morire o di perdere il controllo e impazzire. Quest’ultima, in particolare, sembra essere la più frequente del momento: d’altronde viviamo in una società altamente controllante e controllata, dove tenere a bada emozioni e reazioni è normale, se non addirittura incoraggiato.

Il ricorso ai farmaci, dunque, non è sempre necessario?

Gli attacchi di panico sono un problema diffuso e invalidante, perché di fronte alla paura è difficile fare qualunque cosa – e spesso chi ne soffre passa il tempo chiedendosi con angoscia quando arriverà il prossimo attacco. Per fortuna la maggior parte delle volte sono anche risolvibili con poche sedute e con tecniche studiate e messe a punto da psicologi e psicoterapeuti, senza l’ausilio dei farmaci (al contrario di quello che viene comunemente detto), per poterne uscire velocemente e una volta per tutte.

Qual è l’atteggiamento tipico che assume chi soffre di attacchi di panico?

Chi soffre di attacchi di panico spesso tenta di controllare le sue reazioni fisiologiche, tanto che molte terapie si basano sul rilassamento psico-fisico. Tuttavia, voler controllare reazioni che di per sé sono spontanee è un paradosso e non farà altro che farle impazzire. Puoi fare una prova: tieni il conto dei tuoi battiti cardiaci per un po’, dopodiché cerca di controllarne volontariamente il ritmo. Il risultato sarà che il cuore farà quello che preferisce e magari sobbalzerà anche incontrollato, sfuggendo a qualunque forma di coercizione razionale.

Ci ha spiegato che si tratta di una patologia invalidante per il paziente. Quali sono le soluzioni possibili per superare questi problemi e quali i suggerimenti?

Secondo gli studi del Mental Research Institute di Palo Alto (California), certi problemi sono spesso creati e mantenuti da ciò che facciamo spontaneamente per contrastarli: in gergo tecnico si parla di “tentate soluzioni disfunzionali”, cioè tutti quei tentativi di risolvere il problema che, però, non fanno altro che mantenerlo di più. Ad esempio, chi soffre per gli attacchi di panico spesso evita tutta una serie di situazioni che potrebbero scatenarli: non esce, non prende l’ascensore o i mezzi pubblici, non va in determinati luoghi. Evita, anche se dovrebbe evitare di evitare, perché ogni volta che eviti una situazione per paura ti confermi che non sei in grado e che quella situazione è effettivamente spaventosa, terribile e troppo grande per te. E un evitamento ripetuto nel tempo getta un’ombra sulle tue capacità e fa sobbalzare il cuore tutte le volte che quell’ombra ti passa davanti.

Quanto e come i familiari e gli amici possono essere di aiuto a chi soffre di attacchi di panico?

Un’altra tentata soluzione è quella di chiedere l’aiuto di chi si ha attorno. È comprensibile che di fronte a una paura paralizzante si voglia il sostegno e l’aiuto materiale di qualcuno per affrontare determinate situazioni – o per delegarle. Il problema, però, è che ogni volta che ricevi l’aiuto di qualcuno questo gesto ti conferma, da un lato, che quella persona ti vuole bene e ti sostiene, ma dall’altro ti comunica che da solo non sei capace. Chiedere aiuto è un atto di maturità, ma ricevere costantemente aiuto per lo stesso problema è una conferma che quel problema, da solo, non puoi risolverlo – e che ne sarai sempre schiavo.

Si può guarire da questa patologia e qual è il percorso da intraprendere?

Il miglior modo per sconfiggere gli attacchi di panico è affrontarli: la paura evitata diventa terrore, mentre la paura guardata in faccia si trasforma in coraggio. Lo psicologo serve solo come supporto, come guida per sconfiggerli, e dei buoni approcci terapeutici (come quello strategico) riescono a far superare alla persona gli attacchi di panico in poche sedute – anche meno di dieci.

Letture consigliate: 

Nardone, G. (2000). Oltre i limiti della paura. Milano: Ponte alle Grazie.

 

Per contatti: 

Dott. Flavio Cannistrà

psicologo a Monterotondo e a Roma

www.lostudiodellopsicologo.it

340 95 488 35

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