“Mi chiamo Giovanni Tizian”. E’ la campagna di sostegno lanciata da Dasud sul web in difesa del giornalista finito da due settimane sotto scorta 24 ore al giorno, per le minacce ricevute a causa delle sue inchieste sulle infiltrazioni mafiose pubblicate sulla Gazzetta di Modena. Colpevole solo di aver fatto bene il suo lavoro, Giovanni la sua battaglia contro la Ndrangheta che a Bovalino gli ha ucciso il papà quando aveva appena 7 sette anni, la porta avanti anche a costo di mettere a rischio la sua di vita. Una battaglia che si è concretizzata in un libro “Gotica” in cui raccoglie pagine e pagine di dossier e inchieste su come Camorra, Ndrangheta e mafia siano riusciti a creare una fitta rete economica al nord per nascondere le loro attività illecite. Una limitazione della libertà, quella a cui è stato costretto Giovanni, che non è facile da accettare, ma che di sicuro non fermerà la sua lotta. “Si creano situazioni strane – spiega – Se vado al market, mi accorgo di avere fretta inspiegabile. Non riesco neppure a pensare alle cose che devo comprare. A volte poi ho la sensazione di abusare dei ragazzi della scorta, che sono bravissimi. Però se voglio andare a mangiare una pizza con la fidanzata o gli amici, io devo viaggiare su una macchina, loro su un’altra.”. Grande forza gli arriva proprio dalla famiglia, già provata dalla perdita del padre. “Cercano di starmi vicino e di non farmi pesare questa situazione. Mia madre è perfettamente consapevole di ciò che mi sta accadendo, anche per quello che ha già passato. Ha una grande forza e cerca di trasmettermi tranquillità. Lo ha sempre fatto».

Oltre 400 i giornalisti minacciati

Il suo nome va ad aggiungersi ad una lista già lunga: quella dei giornalisti sotto scorta che sono oltre 400 e l’ultima minaccia risale al 7 gennaio, quando una bomba è stata fatta esplodere davanti casa del giornalista Rai Nello Rega, ora senza scorta.. Ma mai arrendersi. “Cerco di trovare il modo di continuare a fare questo mestiere – conclude Tizian – e sono sicuro che lo troverò. Non ho quella libertà di movimento che mi servirebbe, ma mica ci rinuncio. Non penso che un giornalista possa cambiare il mondo, ma credo nell’utilità sociale del mestiere di giornalista”.

Le reazioni

Vicinanza a Tizian corre sul  web con facebook, gli hashtags di Twitter “#Giovanni Tizian” e #nonlasciamolosolo e arriva dalla politica. “Io mi chiamo Giovanni Tizian. Esprimo così la mia solidarietà al giovane giornalista, costretto a vivere sotto scorta in Emilia Romagna per il lavoro di inchiesta sulle mafie al Nord”. Dice Nichi Vendola, Governatore della Puglia. “Desidero esprimere a nome di Alleanza per l’Italia la mia totale solidarietà e vicinanza al giornalista della ‘Gazzetta di Modena’, Giovanni Tizian, costretto a vivere sotto scorta per aver svolto a dovere il proprio mestiere”: lo dichiara, in una nota, il senatore di ApI, Riccardo Milana. “Contestualmente alla vicinanza a Tizian e al suo editore – prosegue Milana – è doveroso chiedere alle Istituzioni il massimo sforzo per tutelare coloro i quali, come Tizian, svolgono con passione, dedizione e senza compromessi il difficile lavoro del giornalista. La libertà di stampa, che tanto fa paura alla criminalità organizzata, è uno dei fondamenti della democrazia e, pertanto, va difesa con ogni mezzo dallo Stato e sostenuta dalla società civile che, in questo contesto, ha il dovere di stringersi attorno a giornalisti liberi come Giovanni Tizian”. L’associazione stampa modenese, auspica che “vengano superate le forme di precarietà del lavoro giornalistico in modo da garantire ancora meglio la qualità dell’informazione. Sempre più di frequente, infatti, sono i collaboratori e i freelance, con davvero poche garanzie, a trovarsi in prima linea affrontando temi complicati e spinosi”. Solidarietà anche dal sindaco di Modena Giorgio Pighi e dal presidente della Provincia Emilio Sabattini per il quale l’affidamento della scorta per le minacce al giornalista è un “pessimo segnale, davanti al quale l’intera società modenese deve reagire con fermezza e determinazione, senza farsi intimidire”. “Voglio esprimere la mia totale solidarietà al giornalista Giovanni Tizian, costretto a vivere sotto scorta. E’ una vicenda seria e delicata, visto che la decisione di tutelarlo non arriva dopo minacce esplicite ai suoi danni ma è stata una scelta ponderata da parte delle autorità. La libertà di stampa è da sempre uno degli strumenti che più fanno paura alle mafie e siamo sicuri che anche ora Tizian continuerà a raccontare sul giornale e nei libri la realtà delle mafie che cercano di espandersi sempre di più anche in Emilia Romagna. E’ importante che non si senta solo e che il suo lavoro sia sostenuto anche dalla società civile”. Lo ha detto Laura Garavini, capogruppo del Pd nella commissione Antimafia.

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“Mi chiamo Giovanni Tizian”. E’ la campagna di sostegno lanciata da Dasud sul web in difesa del giornalista finito da due settimane sotto scorta 24 ore al giorno, per le minacce ricevute a causa delle sue inchieste sulle infiltrazioni mafiose pubblicate sulla Gazzetta di Modena. Colpevole solo di aver...