Massimo Giannoni per questa importante antologica romana “Four Triptychs” fino al 26 febbraio al Palazzo delle Esposizioni, propone nuovi lavori tutti eseguiti nel corso del 2011; 4 nuovi trittici, olio su tela di grandi dimensioni (circa 6 metri di lunghezza ciascuno) che sviluppano e declinano appieno i tratti fondamentali della sua ricerca artistica. Temi di attualità tipici del nostro tempo e del nostro immaginario che in sé portano contrasti e contraddizioni e che per tale motivo inducono alla riflessione. Frenetiche e concitate borse d’affari dialogano con il tempo immobile di librerie e biblioteche, simboli del sapere contenuto in modo stabile in libri e scaffali. A luci e ombre di grandi vedute sulle città – emblemi della vita civica – si affianca il composto rigore dei luoghi della spiritualità, che invita al rispetto e all’introspezione. Il silenzio interiore si oppone al caos contemporaneo: un attualissimo confronto tra la velocità della comunicazione odierna e la bellezza intramontabile di quei luoghi da sempre regno della cultura passata, presente e futura. E se un’iconografia riconoscibile contraddistingue l’opera di Giannoni, è la distanza nella fruizione dell’opera a fare la differenza: la visione ravvicinata dei suoi dipinti trasforma il soggetto raffigurato in un magma materico e spesso di pittura ad olio, al limite dell’astratto. Un gioco che non è ottico ma sostanziale, testimonianza della capacità di Giannoni di leggere l’immagine con un occhio pittorico in cui la pittura è la carne, il corpo della raffigurazione. Autore di opere di grande impatto e formato, Giannoni si pone come artista della tradizione ma anche come osservatore della contemporaneità. La sua opera mette d’accordo chi ama la pittura di figura e quella informale, la storia e la cronaca, il passaggio del tempo e il suo permanere. Potremmo definire l’opera di Giannoni come una cerniera che collega la pittura di storia all’attualità.